In generale, e con estrema approssimazione le scelte di politica dei dividendi possono essere sintetizzate a questo modo:
Se la redditività dei mezzi propri (
) è
superiore al rendimento richiesto dagli
azionisti (o costo del capitale economico,
) allora è più "<conveniente"> ritenere
una quota maggiore di utili (ridurre il
pay-out,
), viceversa se la
redditività dei mezzi propri è inferiore al
costo del capitale allora è necessario
aumentare il pay-out per sostenere la
quotazione del titolo (v. Tabella
2.11, in cui il prezzo dell'azione
aumenta ad incrementi del rapporto di pay-out
fin tanto che la redditività sui mezzi propri
rimane inferiore al rendimento richiesto dagli
azionisti). Analogamente, si può
interpretare quanto appena scritto facendo
presente (nel contesto del modello di Gordon)
come società con alte potenzialità di crescita
(in altre parole
attesi
significativamente superiori a quelli del
mercato) hanno tassi di ritenzione degli utili
molto elevati, in contrapposizione a quelle
imprese che avendo delle redditività dei mezzi
propri (
) in linea con la media di
mercato tendono ad avere dei tassi di
ritenzione negli utili che lasciano spazio al
pagamento dei dividendi.
Si definiscono growth stock (dall'inglese growth, crescita) quelle azioni il cui rapporto prezzo/utili è elevato, mentre si definiscono value stock quelle azioni per le quali il rapporto prezzo/utili è basso. Nell'ambito di questa distinzione, a livello puramente indicativo, si intendono per elevati PE dell'ordine di diverse decine mentre si intendono per bassi PE che non superino alcune unità.
In Tabella 2.11 è rappresentata
la relazione esistente tra il pay-out (
) e
il valore teorico di un titolo azionario
(
): un aumento del pay-out è associato ad un aumento del
solo quando la redditività
sui mezzi propri è inferiore al rendimento
richiesto dagli investitori, mentre un aumento
del pay-out comporta una diminuzione del
quando la redditività sui mezzi propri è
superiore al rendimento
richiesto. Operativamente si può preferire la
stima del tasso di rendimento richiesto dagli
investitori alla rigidità -- apparentemente --
molto teorica del CAPM facendo ricorso alla
misurazione del tasso implicito nella
quotazione di mercato descritto sotto in
2.2.4 in (2.36).
Per concludere precisiamo che nel calcolo del rapporto prezzo/utili di mercato possono essere impiegati diversi valori degli utili, come ad esempio gli utili correnti, quelli medi conseguiti in un determinato periodo, ovvero quelli attesi nei periodi futuri.