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La formula di
Black-Scholes
Più frequentemente si ricorre alla
nota formula di Black-Scholes per prezzare
un'opzione di tipo europeo:
 |
(1.46) |
in (2.46)
e
; sempre in (2.46) indichiamo:
il logaritmo naturale;
il valore dell'opzione call;
il prezzo spot del sottostante;
lo strike price;
il tasso privo di rischio;
l'antilogaritmo (2,718...);
la deviazione standard del sottostante;
il tempo a scadenza;
la probabilità cumulata
in una distribuzione
normale.
In (2.46) si vede che il valore di
un'opzione call dipende dal valore intrinseco
(
) e dal valore temporale --influenzato
principalmente dalla volatilità
(
) e dal tempo a scadenza (
).
Per rendere più intuitivi gli elementi di
pricing espressi di Black-Scholes in
(2.46) può essere utile cercare di
semplificare ulteriormente la stessa formula
condensando il valore teorico dell'opzione in
due variabili: la volatilità corretta per il
tempo a scadenza e il rapporto di
in-the-moneyness; definiamo quindi la
prima nuova variabile come la volatilità
espressa sul tempo residuo a scadenza mentre
la seconda come indicatore di quanto l'opzione
sia in, at, o
out-of-the-money.
Il valore di un'opzione call può essere quindi collassato, intuitivamente, in:
 |
(1.47) |
dove in (2.47)
e
sono
rispettivamente la volatilità corretta per il
tempo residuo a scadenza dell'opzione e il
rapporto di in-the-moneyness, i
simboli (
) stanno ad indicare una relazione
diretta:
- tanto sono maggiori la
volatilità (
) e il
tempo residuo a scadenza (
)
tanto è maggiore la
volatilità espressa sul tempo
residuo (
) e quindi tanto
maggiore (
) è il valore
teorico dell'opzione;
- tanto più è
in-the-money
l'opzione (
)
tanto maggiore () è il
rapporto di
in-the-moneyness e
quindi tanto è maggiore il
valore dell'opzione.
In Figura 2.21 e in Tabella 2.18 riportiamo i valori
calcolati impiegando il modello descritto in
2.47 [Arnold 2003].
all'aumento di MR e TAV
(rispettivamente sull'asse delle ascisse
,
a destra, e sull'asse delle ordinate
, a sinistra) il valore dell'opzione aumenta e viceversa.
Figura 2.21:
Il
valore dell'opzione rispetto a MR e TAV. Il
valore dell'opzione (call, in questo caso)
dipende, positivamente, dalla volatilità corretta per il
tempo a scadenza (
) e
dal rapporto di in-the-moneyness
(
): tanto è maggiore la
volatilità (dell'attività sottostante) per
il tempo residuo a scadenza dell'opzione
tanto maggiore è il valore dell'opzione,
tanto più è in-the-money un'opzione tanto
maggiore è il suo valore.
|
|
Figura 2.22:
I
delta delle opzioni call
e put. Il delta dell'opzione (la
sensibilità del valore dell'opzione
derivante da variazioni nel valore corrente
dell'attività sottostante) è tanto maggiore
in valore assoluto (
) quanto più è
in-the-money l'opzione -- in figura il
delta di due opzioni, call e put, con strike 100, volatilità 20%.
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Figura 2.23:
Vega e theta delle opzioni.
Il decadimento temporale (theta) e la
sensibilità alla volatilità del sottostante
(theta) sono massime per un'opzione
at-the-money (call o put non cambia). Nel
caso in figura il decadimento temporale
accelera velocemente mano a mano che
l'opzione si avvicina a scadenza -- strike 100, volatilità 20%.
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rodolfo
2006-08-03